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Altobelli ricorda il suo passato nerazzurro: «Bersellini mi cambiò la vita, mi ha formato anche come uomo»

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Altobelli, un’intervista di Spillo Altobelli a La Gazzetta dello Sport: il suo addio all’Inter e i momenti indimenticabili della carriera

In un’ampia intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, Spillo Altobelli ha ripercorso i momenti più significativi della sua carriera, parlando anche del suo addio all’Inter e dei rimpianti legati alla sua uscita dalla squadra.

MOMENTO PIÙ BELLO«Impossibile scegliere. L’arrivo al Latina, la firma con l’Inter davanti a Mazzola e Beltrami: da tifoso nerazzurro, ho toccato il cielo con un dito. E poi lo scudetto, il Mondiale. Ho fatto la mia parte, ma senza i compagni nulla sarebbe stato possibile. Nello spogliatoio si creano legami unici, sono in contatto con tutti: ho una chat con l’Inter dello scudetto, una coi campioni del mondo, una con gli ex Brescia…»

SOFFERENZE IN CAMPO«Sì, quando Trapattoni e Pellegrini mi fecero fuori dall’Inter. Avevo ancora un anno di contratto, ero una guida per i più giovani, suggerivo alla società gli acquisti da fare, le tipologie di contratto, i premi risultato. Loro mi soffrivano, ero “troppo”. Mi vedevo nerazzurro a vita, mi hanno rovinato il finale.»

ALLENATORE CHE MI HA CAMBIATO LA VITA «Bersellini. Mi ha formato anche come uomo. Costruì una grande Inter partendo da zero. Il ritorno degli stranieri azzerò il vantaggio che avevamo acquisito, avremmo potuto vincere molto di più.»

GOL PIÙ BELLO E AVVERSARI«Il gol della vita? Quello in finale mondiale con la Germania, Pertini che in tribuna esclama “Non ci prendono più!”. Il più bello l’ho segnato con l’Inter al Nantes: una rovesciata… sdraiato a terra.»

LITIGATE E COMPAGNI «Lottavo per la classifica cannonieri, prima di giocare con l’Avellino i compagni dicono: facciamo segnare Spillo. Müller non la passava mai, tirava da tutte le posizioni. All’ennesimo tiro impossibile gli diedi una sberla: “Mettila in mezzo ogni tanto!”. Ma è finita lì, Müller è un amico.»

PERSONE PIÙ IMPORTANTI«Francesco Saleri, fratello del presidente del mio Brescia: quando arrivai mi comprò la casa, un gesto raro, è stato un caro amico. E Beccalossi: abbiamo fatto tutto insieme. Due fratelli, anzi di più. Evaristo era classe purissima, i tifosi venivano allo stadio per vedere lui.»

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