Hanno Detto
Pio Esposito al Corriere della Sera: «Lautaro un esempio, difficile riprendermi dopo Zenica. Sullo scudetto e gli elogi dei media dico questo»

Pio Esposito ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera: le dichiarazioni dell’attaccante dell’Inter
Francesco Pio Esposito ha rilasciato una profonda intervista al Corriere della Sera, raccontando il suo primo anno in nerazzurro, il rapporto con i campioni e la voglia di riscatto dopo le recenti delusioni con l’Italia.
LEGGI ANCHE: le ultimissime in casa Inter
LAUTARO MARTINEZ – «Lui è molto completo, ma quello che ti emoziona è la sua cattiveria, la sua passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale».
CATTIVERIA – «Il sangue del rione Cicerone di Castellammare di Stabia credo di portarlo sempre con me: la famosa cazzimma mi ha portato qui, dalla B alla Champions. Ci vuole tanto coraggio per non buttarsi giù e far vedere che ci stai».
AUTOCRITICA – «Faccio molta autocritica, riguardo la partita, gli errori e mi rimprovero. Ma credo sia positivo. Penso di aver vissuto finora questo primo anno con grande calma e equilibrio. E sono molto contento perché il salto è stato gigantesco».
ELOGI DEI MEDIA – «C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni».
ASSORBIRE TUTTO – «Apprendere il più velocemente possibile i consigli dei compagni e dello staff fa parte dell’approccio al lavoro di cui parlavo, che forse è la mia vera forza. Poi per stare a livello di certi campioni il lavoro è l’arma principale».
OBIETTIVO SCUDETTO DOPO LA VITTORIA CONTRO LA ROMA – «Ci voleva una prova convincente come quella, oltre alla la vittoria. C’è ottimismo e ci crediamo al massimo».
RIGORE FALLITO A ZENICA – «Ho fatto fatica a metabolizzare subito la delusione. Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male».