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Rocchi promuove la gestione di Fabbri: «Giallo a Calhanoglu? Decisione corretta in campo»

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Rocchi ha sottolineato come la comunicazione tra l’arbitro Fabbri e il VAR sia stata esemplare, evidenziando la chiarezza di idee del direttore di gara

L’ultimo turno di campionato ha acceso i riflettori su un episodio da moviola durante il match di San Siro tra l’Inter e il Genoa. Al centro della discussione, il cartellino giallo comminato a Hakan Calhanoglu per un fallo commesso a metà campo su Caleb Ekuban, il dinamico attaccante ghanese in forza ai rossoblù. La diffusione degli audio di Open VAR ha permesso di fare luce sul dialogo intercorso tra il campo e la sala operativa di Lissone, confermando la gestione lineare dell’evento.

Durante la trasmissione in onda su DAZN, è emerso chiaramente il processo decisionale. Michael Fabbri, l’esperto fischietto della sezione di Ravenna, ha immediatamente chiarito la sua posizione al microfono: «Giallo, giallo, giallo: è lontanissimo dalla porta». Dalla sala VAR, gli assistenti hanno valutato la possibilità di un cartellino rosso per chiara occasione da gol (DOGSO), ma la spiegazione del direttore di gara è stata perentoria: «Ve lo spiego, perché in realtà non è proprio l’ultimo e in più va di là ed è lontano».

Il parere del designatore

A sigillare la bontà dell’operato arbitrale è intervenuto Tommaso Rocchi, l’ex attaccante di Lazio ed Empoli ora a capo della commissione arbitri nazionale. Secondo quanto riportato da DAZN, il designatore ha promosso a pieni voti la scelta: «La decisione è corretta in campo: e quando decidono bene in campo diventa tutto più semplice. Fanno giustamente la scelta dei parametri del DOGSO: ne potresti avere uno qua, che è il controllo del pallone perché rimarrebbe nella sua disponibilità».

Rocchi ha poi approfondito i criteri tecnici, spiegando che, nonostante il possesso palla fosse a favore dell’attaccante del club ligure, mancavano gli altri requisiti fondamentali: la direzione dell’azione, la distanza dalla porta e la possibilità di recupero da parte degli altri difensori della Beneamata. «Quando sento l’arbitro spiegare un episodio così chiaramente è perché ha le idee chiare: non sempre lo fanno perché non sempre hanno la certezza della decisione assunta», ha concluso il designatore.

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