Hanno Detto
Conferenza stampa Chivu pre Inter Juve: «Io qui per trovare soluzioni, non per lamentarmi. Se l’Italia non va al mondiale da 11 anni non è colpa degli arbitri! A Thuram ho detto una cosa»

Conferenza stampa Chivu pre Inter Juve: le parole del tecnico nerazzurro alla vigilia della sfida valevole per il 25° turno di Serie A 2025/26
La conferenza stampa di Cristian Chivu alla vigilia di Inter Juve, match valevole per la venticinquesima giornata del campionato di Serie A 2025/26: queste le parole del tecnico nerazzurro. La conferenza avrà inizio alle ore 14:00, noi di InterNews24 la seguiremo live.
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OCCASIONE PER MISURARE IL LIVELLO DELLA SQUADRA – «E’ una squadra migliorata quella della Juve con l’arrivo di Luciano, gli ha dato identità in poco tempo. Individualmente vedo anche giocatori migliorati, una squadra che mette in difficoltà chiunque e che ha avuto sempre una crescita importante. Noi continuiamo a sperare che le prestazioni saranno di buon livello, con lo stesso spirito e determinazione degli ultimi due mesi».
PARTITA CHE VALE PIU’ DEI 3 PUNTI? – «L’unica differenza con altre partite è che questo tipo di partite, dal punto di vista della motivazione, trovi sempre qualche stimolo in più. La sfida è trovare le stesse motivazioni anche quando affronti una squadra che sulla carta è inferiore. E’ una partita importante, riconosciuta a livello mondiale. Per quello che rappresentano due società che nella storia hanno sempre fatto vedere belle cose».
SE MI INCURIOSISCE LA SCELTA DELLA JUVE DI MANDARE IN CONFERENZA LOCATELLI E NON SPALLETTI? GLI ALLENATORI PARLANO TROPPO? – «Ho detto al capo ufficio stampa di mandare Lautaro, ma non hanno voluto, hanno voluto me. Così pareggiavamo un po’ la scelta della Juve. Vero che una squadra, quando ha tante partite e spesso ogni 3 giorni, per un allenatore venire a parlare prima di ogni partita è difficile. Non cambia tanto da una partita all’altra dal nostro punto di vista. E’ una scelta che anche io avrei condiviso volentieri quella di non venire a parlare oggi».
COME STANNO BARELLA E CALHANOGLU, PRONTI A GIOCARE TITOLARI? – «Si allenano da un paio di giorni, da lunedì. Non hanno avuto problemi e sono a disposizione».
SE MI PREOCCUPA L’AGGRESSIVITA’ DELLA JUVE? – «L’approccio è sempre importante, soprattutto contro una squadra che vuole essere dominante, che ha molti modi per attaccarti, è ibrida, ha verticalità. Noi dobbiamo esser pronti ad accettare il fatto che a volte il dominio del gioco passi da una parte all’altra. E’ una squadra forte, allenata bene e con giocatori che a livello individuale sono di alto livello».
SUL TEMA ARBITRI, GIUSTO CHE DIVENTINO PROFESSIONISTI? – «E’ una storia di tanti anni, si parla sempre delle stesse cose, con o senza Var. Inizierò a parlare di questo aspetto quando un allenatore ne parlerà in conferenza dopo aver avuto un episodio a favore. Ci si lamenta sempre quando si sbaglia. E’ umano ed è normale. Capita anche oggi col Var. Il problema del calcio italiano non sono gli arbitri. Se l’Italia non va da 11 anni al mondiale la colpa non è degli arbitri, bisogna accettare il fatto che si può migliorare in tante cose, ma non negli arbitri. Anche loro possono migliorare, ma come tutti noi».
SE TEMO UMANAMENTE CHE UN ARBITRO CHE SCENDE IN CAMPO IN UNA PARTITA COSI’ IMPORTANTE TEMA NEL PRENDERE UNA DECISIONE CONTRO UNA SQUADRA CHE SI LAMENTA PIUTTOSTO CHE CONTRO UNA CHE STA ZITTA? – «No, io non temo. Non vedo fantasmi, sono preoccupato a vedere cosa fanno i miei e dove possono migliorare. Sono stato scelto per trovare soluzioni, non per lamentarmi».
CON CHI SENTIVO MAGGIORMENTE LA RIVALITA’ QUANDO ERO ALL’INTER TRA MILAN E JUVE? – «Ho grande rispetto per tutte le squadre che ho affrontato, anche nelle cosiddette rivalità. Alla Roma c’era la Lazio, all’Inter c’erano Milan e Juve. La bilancia per me è sempre stata per fortuna come una partita normale, non ho mai sentito il peso di un derby o di una partita contro la Juve. Ho cercato di essere la mia miglior versione quando giocavo contro Juve, Milan o anche Ascoli. Si capisce che è una partita importante per i tifosi».
COME E’ CAMBIATO SPALLETTI DAI TEMPI IN CUI MI ALLENAVA – «Per me è migliorato molto. E’ uno di quelli che era bravo all’epoca e lo è tutt’ora. Sta facendo giocare bene le sue squadre, ha un’identità chiara e precisa. Ho passato del tempo con lui, vedendo partite insieme, ci siamo sentiti al telefono. Per me è un allenatore bravo, ha tanto da dire e da fare nel calcio. Bisogna prenderlo da esempio per migliorarsi come giovane allenatore».
L’ANDATA CONTRO LA JUVE LA PARTITA SPARTIACQUE? – «All’Inter non hai mai tempo di pensare a niente se non alla prossima partita, cerchi di fare del tuo meglio. In quell’istante lì, se non sbaglio dovevamo andare ad Amsterdam a giocare, era da iniziare a mettere un po’ di risultati, iniziare a fare una striscia positiva. Consapevoli che venivamo da 2 sconfitte di fila. Merito di questi ragazzi che hanno capito al volo le nostre richieste, hanno tirato fuori un po’ di orgoglio e piano piano siamo cresciuti».
L’ESEMPIO DI FEDERICA BRIGNONE ISPIRA NOI PER LO SPORT AL VERTICE – «Non solo ai giovani giocatori, in generale ai bambini che devono avere dei modelli. Sono storie che commuovono, anche noi del mondo del calcio abbiamo da imparare. Dobbiamo trasmettere dei valori, a volte si giudica una squadra o un allenatore in base ai risultati, è giusto fino ad un certo punto. Il calcio è uno sport ma non è tutto. C’è da imparare da altri sport. Quella della Brignone è una bella storia, nessuno ci sperava, nessuno ci avrebbe mai creduto se non lei per tutti i sacrifici fatti. Mi sarebbe piaciuto vedere Lindsey Vonn completare la discesa, magari con una protesi, le auguriamo il meglio. Sono cose belle che tutti noi abbiamo da imparare».
COME SI PREPARA INTER JUVE? – «La mia esperienza e quello che ho cercato di trasmettere è di trattare tutte le partite in modo uguale. Non a caso direi che abbiamo fatto un buon inizio di stagione, abbiamo perso poco, anche se 4 sconfitte sono tante, 2 sono avvenute ad inizio stagione. Ma abbiamo dato continuità di risultati e di prestazioni, non guardare mai la classifica e dare sempre la nostra miglior versione è quello che ho chiesto. L’abitudine diventa la parola chiave, nonostante affronti una squadra sulla squadra inferiore o una di pari livello o superiore, l’abitudine ad un tipo di prestazione, di approccio e preparazione alla partita, è importante. L’equilibrio è importante nel calcio, bisogna domare la tua mente e le emozioni da gestire».
ALL’ANDATA ALCUNE POLEMICHE RIGUARDANTI I FRATELLI THURAM, SE HO DETTO QUALCOSA A MARCUS PER DOMANI? – «Che deve ridere col fratellino, perché lo ama e gli vuole bene. Ovvio che c’è la rivalità ma non puoi pretendere di far finta di niente. Marcus è un ragazzo solare, che ha questo tipo di comportamento. Io lo preferisco così, magari aggiunge qualcosina sottoporta, nella cattiveria e nell’essere determinante, non pensare sempre agli altri. A lui chiedo di essere più egoista, è un’altruista con la A maiuscola. La famiglia è bella. Mi metto nei panni di Lilian e della moglie, che vedono due figli nell’Inter e nella Juve, è una bella storia come quella della Brignone: ci sono dei valori dietro, due bambini che hanno visto nel padre un modello e hanno cercato di seguirlo. Il padre è stato tra i difensori migliori al mondo, a loro due auguro di continuare a sognare e cercare di raggiungere ciò che il padre ha raggiunto».
UNA VITTORIA DOMANI DAREBBE LA MAZZATA FINALE PER IL CAMPIONATO? – «Noi in campo entriamo sempre per vincere. Siamo consapevoli del fatto che il campionato è ancora lungo. In questo momento della stagione, una sconfitta, un pareggio o una vittoria, non fanno tanto la differenza se non a livello mentale».
