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Hanno Detto

Stankovic deciso: «Ora vado per la mia strada, ma l’Inter è un amore unico»

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Stankovic racconta la sua nuova vita in Belgio, tra ambizioni europee, il legame con la famiglia e il sogno di ripercorrere le orme di papà Dejan

In uno speciale di Sky Sport intitolato “Sulle orme del drago”, Aleksandar Stankovic, talentuoso centrocampista classe 2005 oggi al Brugge, ha analizzato il suo momento professionale. Cresciuto nel vivaio dei nerazzurri, il giovane calciatore ha spiegato i motivi del suo trasferimento in Belgio e il profondo legame che ancora lo unisce ai colori della Beneamata.

INDIPENDENZA – «Lui ha fatto il suo percorso, io il mio. Ora è il mio momento di andare per la mia strada».

VITA IN BELGIO – «La vita qua è molto tranquilla, io vivo vicino al centro sportivo. È molto tranquillo, ha i suoi spazi. Hai tutto il tempo di dedicarti al lavoro e per questo sto molto bene qua. Diciamo che ho avuto il coraggio di prendere una decisione difficile, lasciare casa, Milano, amici e famiglia, tutto, soprattutto lasciare l’Inter, la parte più difficile lasciare l’Inter. Ho avuto un anno fantastico al Lucerna, è stato uno step fondamentale. Poi venire qua… è un club enorme. Le strutture che hanno qua ti spingono a fare sempre meglio e di non accontentarti mai. Hai tutto il tempo del mondo per dedicarti a questo sport, a questo club e a questi tifosi».

SIPARIETTO CON TRESOLDI – «Purtroppo è milanista» dice Aleksandar Stankovic riferendosi a Nicolò Tresoldi, giovane attaccante nato a Cagliari in forza al club belga. Quest’ultimo ha risposto: «Ci conosciamo da sei mesi ma è come se ci conoscessimo da una vita. Purtroppo ha il difetto di essere interista, però… Pura follia, è una follia».

IL MOMENTO AL BRUGGE – «Credo nei miei compagni, nel lavoro del mister, abbiamo una buona idea di gioco, non abbiamo paura di nessuno. Per me può arrivare in fondo questo Brugge. Quando indossi una maglietta devi dare tutto, senza sudore non hai gloria e quindi devi vivere ogni giorno al massimo ed è una mentalità che senti solo quando sei coinvolto. Il momento più bello che ho vissuto qua finora è stato pochi giorni fa con due assist e un gol e abbiamo vinto tre a zero. Una cosa che sogni da bimbo, un’emozione unica».

IL LEGAME CON L’INTER – «Sono consapevole di avere un cognome importante, soprattutto quando ero nelle giovanili dell’Inter non era facile con quel cognome. Il mio ex allenatore Cristian Chivu (ex difensore nerazzurro e tecnico della Primavera) però mi diceva: “Nel calcio nessuno ti guarda la carta d’identità”. Il mio rapporto con lui è speciale, ha giocato tanti anni con mio papà. Per me l’Inter è speciale e parlarne è anche difficile e penso che ogni interista che mi sente dire questo capisce che parlare dell’Inter non è semplice o ce l’hai dentro o non ce l’hai. Non servono tante parole per l’Inter: è un amore unico ed è una cosa che non potrò mai nascondere. Mi fa piacere sapere che l’Inter mi segue e mi guarda perché sono nato a Milano ed essendo interista e tifoso mi fa piacere sapere che c’è l’Inter dietro».

PROSPETTIVE E SOGNI – «Ma sono un calciatore del Brugge ed ho tutto il rispetto e l’amore per questo club, il mister e i miei compagni di squadra e la mia testa ora come ora è qui in Belgio. In futuro poi come dico sempre lo sa solo Dio. Più un sogno che è ancora nel cassetto che magari un giorno, non si sa quando si avvererà. Ma il mio sogno attuale è restare qui due stagioni e fare molto bene. Il mio futuro spero comunque di viverlo da protagonista. Un consiglio che mi ha dato mio padre da piccolo e mi porto dietro ancora oggi è “metti lo stemma davanti al cognome sempre”. Il gol di Dejan da centrocampo? Me lo ricordo anche se ero piccolo. Spero un giorno la metà di quello che ha vinto lui, voglio fare la parte due».

LE PAROLE DI DEJAN – «Ciao Bestione! Hai fatto la partita quasi perfetta, quasi eh. Devi continuare così e noi parliamo sempre della perfezione. Devi sempre guardare a quella, poi dove arrivi, arrivi. Ma comincio a preoccuparmi. Alla tua età io non so se ero così bravo, comincio a rosicare un pochettino. Sono fiero di te perché parlando con il tuo mister, il più bel complimento che mi ha fatto è arrivato quando mi ha detto che sei un ragazzo spettacolare e molto umile, con le gambe per terra. Anche perché sai che se cominci a montarti la testa, io te la smonto in tre secondi, perciò è inutile che te la monti la testa. Ti voglio bene tanto, sono fiero di te e dei tuoi fratelli. Siete la mia anima e il mio cuore. Continua così, Bestione! Altrimenti ti smonto subito. Complimenti ancora! Ormai quella partita è storia ed è dimenticare perché c’è ancora, c’è ancora tanto, tanto, tanto. Continua così, ti voglio bene» conclude Dejan Stankovic, storico centrocampista serbo e padre di Aleksandar.

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