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Thuram a CBS: «L’Inter ha visto in me la creatività per affiancare Lautaro. San Siro? Pelle d’oca ogni volta. Lautaro, Khephren e…»

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Thuram a CBS: «San Siro? Pelle d’oca ogni volta. Lautaro, Khephren e…». Segui le ultimissime sui nerazzurri

Marcus Thuram, il carismatico attaccante francese dotato di una velocità dirompente e di una visione di gioco fuori dal comune, si è concesso per una profonda riflessione ai microfoni di CBS Sports (fonte originale). L’intervista ha toccato temi caldi, dal suo inserimento nel campionato italiano alla crescita esponenziale dei nerazzurri in campo europeo.

SUL FRATELLO – «Khephren? Siamo simili in molte cose, lui lavora duro e un professionista serio: sa cosa vuole, gli piace divertirsi, è il migliore al mondo. Io sono il suo fan numero uno: lui è molto competitivo nei miei confronti e questo mi piace, ogni volta che giochiamo contro voglio vedere quella rabbia perché mi rende orgoglioso. E’ molto competitivo, vuole sempre vincere ed essere il numero uno: quando siamo in campo provo a scherzare ma a lui non va. Quando ci siamo affrontati io volevo provare di essere il fratello grande: non è andata così bene, forse è stato un mio errore: perché lui ha segnato e lui non segna mai. Ma sono super orgoglioso di lui e di quello che sta raggiungendo: gli auguro il meglio. Ha molto potenziale, gli auguro il meglio. Ci parliamo ogni giorno, abbiamo un grandissimo rapporto. Il mio sogno per noi è esprimere il nostro massimo potenziale, crescere come uomini, con valori: siamo calciatori ma a fine carriera devi essere più di un atleta, avere morale e rispetto»

SUL PADRE – «Mio padre? Ho realizzato cosa fosse mio padre quando andò al Barcellona: sapevo fosse un calciatore, ma al Barcellona c’erano giocatori che guardavo come tifoso come Ronaldinho, Henry e Abidal. Erano colleghi di mio padre e mi chiedevo: “Lo fa davvero?”. L’ho sempre visto come il mio idolo, questo non cambiò niente. Il suo miglior consiglio? Mi ha insegnato molto, ma la cosa più importante è di essere una persona che si fa domande»

CRESCITA ALL’INTER – «Ho ancora quel controllo di palla e la voglia di averla tra i piedi e correre: se impari ad essere un numero 9 fin da piccolo impari la finalizzazione, non il costruire un gol. Ma io sono sempre stato un giocatore che ama dribblare e fare assist: e questo mi ha portato ad essere il 9 che sono oggi. L’Inter? In me hanno visto un giocatore creativo che poteva giocare al fianco di Lautaro e che poteva aiutare la squadra a vincere. Era il momento giusto per arrivare in un club così e giocare a San Siro: è un sogno entrarci ogni volta. Viene la pelle d’oca perché è un monumento del calcio: l’Inter è arrivata al momento giusto. Ho bellissimi ricordi a San Siro: la semifinale col Barcellona, i gol contro il Milan: ma ogni notte lì può diventare speciale, lo amo. Vincere due scudetti in tre anni sarebbe gratificante: non sarà facile perché le altre squadre ci sono, ma dobbiamo continuare a lavorare e imparare dai nostri errori e potremo farcela. Sono molto più maturo nel modo di giocare, lascio molto meno che le emozioni mi influenzino: l’anno scorso siamo arrivati in finale di Champions League contro Bayern e Barcellona e queste partite mi hanno fatto crescere. Provo a migliorare in ogni cosa che faccio, a diventare un calciatore più intelligente e a migliorare la mia posizione: voglio imparare come muovermi perfettamente in campo. Così puoi aiutare meglio la squadra»

LAUTARO – «Parliamo in italiano: abbiamo iniziato in spagnolo, poi in italiano. Abbiamo un bellissimo rapporto, lui è il capitano e il simbolo dell’Inter: è il nostro leader. E’ un grande esempio per i movimenti e per l’aggressività che ha in partita: mi ha insegnato questo, gli piace fare cose che io non faccio e lo stesso succede a lui. Ci completiamo perfettamente»

SECONDA STELLA – «Il mio gol lo ricordo perfettamente. Entrambi, anche il primo all’andata: non sono mai andato a guardarli personalmente, ma a volte apro TikTok e li vedo. Bellissimi ricordi, è stato importantissimo per i nostri tifosi: aspettavano la seconda stella e ora ce l’abbiamo sulla maglia»

SAN SIRO – «E’ bellissimo il calore dei tifosi, sogni sempre che 80mila persone cantino il tuo nome quando segni o gli applausi quando esci: niente è regalato, lavoriamo ogni giorno per momenti così»

CRITICHE – «La gente è ossessionata dai numeri. A volte le persone non guardano le partite e assegnano il man of the match a chi ha segnato, anche se non hanno neanche acceso la tv. Dobbiamo accettare in che generazione siamo: io sono un attaccante e le mie statistiche sono importanti perché devo segnare. Ma non dobbiamo dimenticare altre cose come gli assist, le cose prima degli assist. Devi avere una distanza da quello che leggi su Instagram perché non impatti su di te. La cosa importante è chiedersi cosa sta succedendo: una volta che lo fai e capisci. Ma se non lo fai puoi chiederti perché dicono certe cose su di te: magari sono persone arrabbiate che hanno avuto una giornata brutta. Ma poi magari incontri quelle persone e poi ti chiedono la foto. A volte magari scommettono soldi e li perdono per te, ma dimenticano che sono loro a scommettere. Una volta che tu capisci, vivi meglio»

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