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Briatore duro: «La Juve è alla terza rivoluzione in tre anni». Le critiche dell’imprenditore sulla gestione bianconera

Briatore analizza il continuo cambio di rotta del club, sottolineando l’importanza della stabilità e il confronto con l’era Agnelli: le parole
Le riflessioni di Flavio Briatore, imprenditore e dirigente sportivo di lunga data, tornano a far discutere nel mondo bianconero. Intervistato dal Corriere dello Sport, l’ex team principal di Formula 1, da sempre vicino alla Juventus, ha commentato con decisione l’attuale momento del club, evidenziando la frequenza con cui negli ultimi anni la dirigenza ha rivoluzionato organico e progettualità. Un tema sensibile in casa bianconera, soprattutto ora che la società si trova nuovamente a ridefinire la propria identità dopo stagioni caratterizzate da cambi in panchina, ristrutturazioni interne e strategie di mercato altalenanti.
Il quotidiano romano gli ha fatto notare come la Vecchia Signora sia arrivata alla «terza rivoluzione non solo tecnica nel giro di tre anni». Un’osservazione che Briatore ha accolto con fermezza, sottolineando le criticità del percorso recente. La sua analisi mette in luce una questione di fondo: la difficoltà nel ritrovare continuità e solidità gestionale, qualità che per lui sono sempre state alla base dei più grandi cicli vincenti del club.
In corsivo tra virgolette francesi, l’imprenditore ha risposto così:
«Non va bene. La stabilità è troppo importante. Hanno preso della gente sbagliata, ma allora serve uno studio più approfondito all’origine».
Parole che riflettono un’idea precisa: il problema non sono solo le scelte errate, ma il metodo che sta guidando tali decisioni.
Briatore ha poi difeso apertamente l’operato dell’ex presidente Andrea Agnelli, figura centrale nell’ultimo decennio bianconero, evidenziandone i successi e respingendo parte delle critiche ricevute.
Sempre in corsivo, ha aggiunto:
«Tutti criticano Andrea, ma con lui si sono ottenuti risultati eccezionali. Ai tempi di Giraudo e Moggi eravamo fortissimi. Era Juve e Milan, oggi è Inter e Napoli».
L’intervista si chiude con un confronto tra passato e presente. Secondo Briatore, le epoche contraddistinte da dirigenti come Giraudo e Moggi, così come il ciclo di Agnelli, sono state caratterizzate da una chiarezza progettuale oggi smarrita. La sua analisi, pur dura, mette l’accento su un tema che continua a dividere tifosi e addetti ai lavori: la ricerca di una stabilità che sembra diventata la vera sfida della Juventus contemporanea.