Hanno Detto
Bonny tra passato, crescita e derby: l’attaccante nerazzurro racconta la sua evoluzione all’Inter

Bonny, dal primo impatto a San Siro al rapporto con Chivu, passando per i modelli Lautaro e Thuram: Bonny analizza il suo percorso e guarda alla sfida contro il Milan
Bonny ha ripercorso diverse tappe della sua crescita all’Inter, soffermandosi sui miglioramenti quotidiani, sull’impatto dei compagni più esperti e sul ruolo centrale di Chivu nella sua evoluzione. L’attaccante francese ha spiegato come il livello degli allenamenti lo abbia costretto ad alzare gli standard su tecnica, resistenza e gestione della palla spalle alla porta. Ha aggiunto che la competitività interna e il gruppo dei giovani stanno contribuendo enormemente al suo percorso.
SAN SIRO – «La prima esperienza a San Siro mi aveva quasi travolto, mentre oggi con l’Inter ho percepito davvero la grandezza del club. Segnare lì, davanti a quel boato, è stato un momento che resta dentro, una sensazione che isola da tutto il resto».
DIFENSORI E COMPAGNI – «Bastoni, Bisseck e Acerbi si fanno sentire ogni giorno in allenamento: ti spingono, ti correggono, ti obbligano a superare i tuoi limiti. Ricordo bene quando Bastoni, in un Parma-Inter, mi disse che sarei potuto finire da loro. Da quel momento ho iniziato a credere ancora di più in questo percorso».
ATTACCO E MODELLI – «Da Lautaro vorrei prendere la fame sotto porta, la costanza nel voler segnare sempre. Da Thuram la completezza: sa unire gol, dribbling, fisicità e gioco per la squadra. Con lui ho subito trovato sintonia e cerco di imparare ogni giorno».
IL RAPPORTO CON PIO ESPOSITO – «Con Pio c’è subito stata intesa. Entrambi osserviamo molto e parliamo poco, cercando di non farci influenzare dall’esterno. Difende la palla in modo straordinario e il gruppo dei giovani – tra cui Sucic, Bisseck e Luis Henrique – sta crescendo compatto».
DERBY – «Inter-Milan è una battaglia calcistica: mi sono rimasti impressi duelli come quello tra Dumfries e Theo Hernández. Non sarà decisiva per la stagione, ma pesa. Vincere significherebbe prendere punti non solo sul Milan ma anche sulle altre grandi».
PARMA E LE ORIGINI – «L’arrivo in Italia a 17 anni non fu facile: nuova lingua, nuova cultura. Buffon mi aiutò tantissimo, parlava francese e mi fece sentire protetto, quasi come uno zio. Bernabé è stato un altro riferimento importante. Quegli anni mi hanno formato».