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Zenga ESALTA Sommer: «È arrivato all’apice, ecco cosa piace di lui agli allenatori. Rispetto a Donnarumma..»

Walter Zenga ha messo a confronto Yann Sommer e Gianluigi Donnarumma nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport
Walter Zenga, bandiera dell’Inter, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha parlato di Yann Sommer e Gianluigi Donnarumma che si sfideranno sabato 29 alle ore 18 in Italia-Svizzera. Le sue dichiarazioni.
L’ANEDDOTO – «Svizzera-Italia, ottobre 1987: la punizione arriva dalla mia sinistra, Hermann colpisce di testa e la mette sul palo lungo, io sono da una frazione di secondo con i piedi fermi a terra dopo aver fatto un passo verso l’altro palo, dunque posso spingere al massimo dell’esplosività. Altrimenti, non ci sarei mai arrivato».
MIGLIORI PORTIERI ALL’EUROPEO – «Donnarumma, ma sarebbe scontato. Dire Mamardashvili invece no: ha 23 anni e aveva fatto bene anche nel Valencia. Con la Georgia ha il “vantaggio” di essere molto impegnato, ma non è stato straordinario soltanto contro il Portogallo. Bene anche lo spagnolo, Unai Simòn: non bellissimo da vedere, ma tecnicamente perfetto per giocare in quella squadra».
SOMMER – «È il solito: non ti ruba l’occhio, ma è essenziale, c’è sempre. Il suo essere meno strutturato di Donnarumma non lo limita, anzi gli fa fare meglio alcune cose. Poi, certo, affronti Gigio e ti dici: “Perché la porta si è ristretta?”. Ma Sommer alla sua età è arrivato all’apice: difficile che migliori, però ha la qualità che piace a tutti gli allenatori, ovvero la costanza di rendimento».
DONNARUMMA – «La partita dell’Italia con la Spagna è stata un caso a parte: troppo dominati. Nelle altre due partite Donnarumma è stato decisivo, ma se non gli fai fare neanche tre parate cosa ci sta a fare?… È lì che un portiere fa la differenza. Prima dell’Europeo era discusso, adesso è il salvatore della patria. Ma a lui scivola tutto addosso: ha 65 presenze in Nazionale e con le altre arriviamo al curriculum di un portiere che ha 34 anni, non 25».
DIFFERENZA DI GIUDIZI TRA SOMMER E DONNARUMMA – «Donnarumma è da tempo più esposto ai giudizi per gli eventi della sua carriera: ragazzo prodigio nel Milan, giovanissimo in Nazionale, via dall’Italia a parametro zero, il Psg… Quella di Sommer è stata più “tranquilla”, diciamo più lineare».
LA DIFFERENZA DI STILE TRA I DUE – «Se mi trova fra tutti quelli dell’Europeo due portieri uguali per stile, le pago una cena. Dipende troppo dalle caratteristiche fisiche, anzitutto, e le faccio un esempio: io e Pagliuca abbiamo due centimetri di differenza, ma lui ha il baricentro più basso del mio, dunque era molto più esplosivo».
DONNARUMMA MEGLIO NEI RIGORI – «Anche Sommer non è male, ma meglio così: può essere un vantaggio, e non indifferente, a livello di condizione psicologica. Chi tirerà per la Svizzera avrà un pensiero in più: “Devo essere perfetto: adesso come lo tiro?”»
SVIZZERA – «Rognosa, anzi noiosa, non perché gioca male, ma perché ti fa giocare male. Un po’ come l’Austria: magari non ti attizza la fantasia, ma ti fa fare brutta figura. E ha anche giocatori cresciuti tanto, basta guardare l’evoluzione in Italia di Freuler, Aebischer, Ndoye, lo stesso Sommer che arriva da uno scudetto con l’Inter. Fattore da non sottovalutare, ma non credo che l’Italia lo farà».